A.S.D. Judo Team Gardolo & Cognola
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  Judo in ... pillole

Fin dal tempo della sua codificazione moderna per opera dell’indiscusso maestro Jigoro Kano (fine anni 1880) il judo, pur essendo arte di combattimento corpo a corpo, deve essere vissuto, al pari di altre arti marziali, come sviluppo e rafforzamento di fisico e psiche, migliorando l’autocontrollo e allo stesso tempo il ragionamento e la rapidità di intervento, applicabile, in linea generale, per risolvere situazioni e problematiche di vario tipo.

Ne sono testimonianza i due indiscussi principi di base:

"Massima efficacia col minimo sforzo" e "Prosperità e mutuo benessere"

Judo Arte marziale giapponese, basata sul "principio della flessibilità" contenuto nel vocabolo ju. Il principio della flessibilità predica la non-opposizione alla forza dell'avversario e la sua trasformazione in proprio vantaggio.

Di fronte a un avversario più forte si avrebbe facilmente la peggio, se alla sua superiore energia si opponesse resistenza; invece di resistere, è meglio assecondare la sua stessa forza fino ad assorbirne lo slancio e a fargli perdere l'equilibrio una volta esaurita la sua spinta.

Sulla base di questo fondamento teorico, il judo non può essere semplicemente considerato un tipo di lotta sportiva o una tecnica di autodifesa, ma assume significati e valori più profondi che comportano un esercizio di educazione mentale e fisica.

Dal punto di vista prettamente tecnico-atletico, lo scopo del judoka (così viene chiamato il praticante di judo) è dunque quello di proiettare l'avversario sul tatami, il tappeto, e immobilizzarlo, dopo averne atteso l'attacco e averlo sorpreso in una posizione di disequilibrio. Poiché non prevede, se non in particolari casi, l'uso di portare colpi, come il karate, il judo è considerato sport non violento nel quale viene data grande importanza al rispetto tra i praticanti.

Le tecniche fondamentali del judo si suddividono in tre categorie: le tecniche di proiezione (nage-waza); le tecniche di controllo (katame-waza), che comprendono immobilizzazioni al suolo (osaekomi-waza), "strangolamenti" (shime-waza) e leve articolari (kansetsu-waza).

Il livello di capacità dei praticanti viene simboleggiato dai diversi colori delle cinture che indossano sulle casacche: il bianco, il giallo, l'arancione, il verde, il blu e il marrone designano, in progressione decrescente (dal VI al I), i gradi degli allievi (kyu). Oltre la cintura marrone, la suddivisione viene fatta sulla base di dieci gradi (dan): la cintura è nera sino al quinto dan; sino all'ottavo è a bande rosse e bianche, quindi è rossa fino al decimo. In realtà vi sono pure un undicesimo e un dodicesimo dan: il dodicesimo dan fu attribuito postumo al maestro Kano Jigoro, mentre l'undicesimo è rimasto vuoto di proposito per rimarcare l'enorme divario fra l'abilità del fondatore e quella di tutti gli altri maestri e praticanti. Le promozioni da cintura bianca fino alla cintura marrone sono a discrezione del maestro, mentre per il passaggio a cintura nera l'allievo deve sostenere un esame davanti a una commissione di esperti nominati dalla federazione.

Derivato da un'evoluzione del ju-jutsu, il judo moderno si sviluppa alla fine del 1880 con Kano che stabilì la sua prima scuola presso il tempio Eiho-ji. La prima apparizione del judo alle Olimpiadi risale a Tokio 1964 per le gare maschili, e, per quelle femminili, a Barcellona 1992. A livello mondiale il judo è governato dalla IJF, l'International Judo Federation, mentre in Italia la federazione che lo rappresenta è la FIJLKAM, la Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali.

Testo tratto dall' Enciclopedia Microsoft Encarta (c) 2001